La relazione di coppia e i social

Premessa.

La relazione ha bisogno di continui stimoli. Alcune coppie per ragioni legate al lavoro o altri impegni, ricorrano ai social, per poter passare virtualmente del tempo insieme (Lee & Boyer, 2007).  Sono presenti alcuni limiti di fondo. Trattandosi di un’interazione virtuale,  si riducono al minimo elementi percettivi e di contatto umano utili ad avere un quadro chiaro di quanto accade in quel momento nella relazione. Mentre sappiamo cosa accade nel nostro contesto, non è possibile conoscere quello del nostro interlocutore, dando adito a naturali ricostruzioni percettive da parte del nostro cervello sulla base di vecchie memorie ed esperienze vissute in precedenza. Un secondo tipo di insidia, è la conseguenza della prima, cioè non sapendo cosa accade in realtà per carenza di informazioni siamo portati ad interpretare, forse traendo conclusioni drastiche, affrettate, ed altamente soggette a manipolazione.

Iscriversi ad un social network, le motivazioni possibili.

In genere le motivazioni per le quali ci si iscrive ad un social sono, mantenersi aggiornati con amici vecchi e nuovi e per organizzare o pubblicizzare eventi sociali, o ancora organizzare studi e calendari (Raacke & Bonds-Raacke, 2008).

Il primo passo per l’impegno in qualsiasi social network è che l’utente crei un profilo, creando così una personalità virtuale (Boyd & Ellison, 2007). La costruzione dell’identità, online o offline, è “un processo pubblico” (Zhao et al., 2008, p. 1817; White, 2000; Goffman, 1959). Le impostazioni dei media virtuali, sembrano inizialmente offrire maggiori possibilità di controllo o di modifica dell’identità nel mondo reale. Inoltre sembrano fornire un ambiente in cui l’identità è malleabile e la realtà o il confine con la fantasia possono essere facilmente sfumate (Turkle, 1995). Gli utenti hanno un certo controllo su come vengono presentati, ma non il controllo totale, perché le attività in cui sono coinvolti e le persone con cui si connettono forniscono anche indirizzi di identità e convalida o confutazione di identità ad altri utenti.

Quale effetto su noi stessi?

Gli utenti dei social sono molto più propensi a presentare una versione spesso esagerata delle loro vere personalità, finendo per rappresentare un’identità virtuale eccessivamente idealizzata (Back et al., 2010, p. 372). Gonzales e Hancock (2011) hanno scoperto che costruire e riflettere sull’identità di sé attraverso l’uso del social network ha degli effetti sull’autoconsapevolezza (Duval & Wicklund, 1972) rispetto allo stimolo tradizionale per l’auto-consapevolezza oggettiva (ad esempio uno specchio). Forse, non sorprende che, le persone con tratti di personalità di tipo narcisistico tendono a controllare la loro pagina di profilo più frequentemente di altri utenti. Il social network, tende ad essere usato per distrarre dai problemi del mondo reale, ma non porvi loro rimedio.

Per quanto riguarda l’uso di questo mezzo in relazione all’autostima in uno studio Ellison et al., 2007, anno rilevato che coloro i quali possiedono un basso livello di autostima e presentano ansia sociale nella vita reale, possono trascorrere più tempo sul social, forse cercando una sorta di collegamento e appartenenza o una distrazione. E’ più probabile infatti che questa tipologia di utenti possieda meno amici di coloro che sviluppano relazioni interpersonali nel mondo reale (Mehdizadeh, 2010; Sheldon, 2008). Inoltre Mentre le risposte positive (mi piace o “likes”) fornite tramite social network possono aumentare l’autostima, per i commenti negativi può essere vero l’opposto (Valkenburg et al., 2006).

Nella relazione interprsonale?

L’interazione interpersonale è formata non solo da come una persona si presenta (Goffman, 1959), ma anche dalla capacità di percepire e dedurre con precisione le caratteristiche di tale auto-presentazione (Funder, 1995). Le prove del mondo reale suggeriscono che in una grande rete di amici, solo una piccola porzione saranno amici stretti (Hill & Dunbar, 2003).

Nella teoria sociologica e psicologica, un “legame interpersonale” descrive il legame tra individui attraverso i quali le informazioni possono essere canalizzate. In termini generali, i legami possono essere considerati “forti” o “deboli” a seconda della “quantità di tempo (investita), dell’intensità emotiva, dell’intimità (reciproca fiducia) e dei servizi reciproci che caratterizzano il legame” (Granovetter , 1973, p. 1361).  Applicando questo ai social, vediamo che gli amici in linea sono persone con le quali gli utenti possono creare e mantenere legami interpersonali deboli e forti. Ciò significa che possono forgiare e sostenere connessioni che facilitano l’informazione con gli amici esistenti, come pure con conoscenti meno conosciuti (o sconosciuti) (Donath & Boyd, 2004; Ellison et al., 2007).

Una curiosità…

Alcune marche commerciali hanno sfruttato il sentimento di legame e del bisogno di appartenere ad un gruppo. Ad esempio, una campagna di marketing di Burger King, ha coinvolto la creazione di un’applicazione Facebook – “Whopper Sacrifice” – che offre un hamburger gratuito in cambio della cancellazione di 10 amici (Walsh, 2009). Solo 10 giorni dopo il suo lancio, Facebook ha eliminato l’applicazione per il fatto che ha violato le sue norme sulla privacy, anche se quasi un quarto di milioni di persone erano già stati eliminati dai contatti facebook. Ciò illustra come i media virtuali non solo abbiano trasformato la natura dell’amicizia, ma hanno anche svalutato (a un costo di 37 centesimi per persona  Wortham, 2009).

Conclusione

Come detto all’inizio il social network,  ha anche potenziale per creare problemi nella realtà che in precedenza non esistevano. Nell’esaminare il ruolo svolto da Facebook nelle relazioni affettive, ad esempio, Muise et al. (2009) hhanno scoperto che l’uso del sito può portare ad una maggiore gelosia e/o un comportamento ossessivo, a seguito delle opportunità offerte agli utenti per “accedere ad informazioni sul loro partner che altrimenti non sarebbero accessibili “(p. 443).

Bibliografia.

  • Raacke, J., & Bonds-Raacke, J. (2008). MySpace and Facebook: Applying the uses and gratifications theory to exploring friend-networking sites. CyberPsychology & Behavior, 11, 169–174.
  • Goffman, E. (1959). The presentation of self in everyday life. New York, NY: Anchor Books.
  • Donath, J. S., & Boyd, D. (2004). Public displays of connection. BT Technology Journal, 22(4), 71–82.
  • Turkle, S. (1995). Life on the screen: Identity in the age of the Internet. New York, NY: Simon & Schuster.
  • Ellison, N. B. Steinfield, C., & Lampe, C. (2007). The benefits of Facebook “friends:” Social capital and college students’ use of online social network sites. Journal of Computer-Mediated Communication, 12(4). Retrieved from http://jcmc.indiana.edu/vol12/issue14/ellison.html
  • Grasmuck, S., Martin, J., & Zhao, S. (2009). Ethnoracial identity displays on Facebook. Journal of Computer-Mediated Communication, 15(1), 158–188.
  • Gonzales, A. L., & Hancock, J. T. (2011). Mirror, mirror on my Facebook wall: Effects of exposure to Facebook on self-esteem. Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking, 14(1–2), 79–83.
  • Mehdizadeh, S. (2010). Self-presentation 2.0: Narcissism and self-esteem on Facebook. Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking, 13(4), 357– 364.
  • Sheldon, P. (2008). The relationship between unwillingness to communicate and students’ Facebook use. Journal of Media Psychology, 20(2), 67–75.
  • Valkenburg, P. M., Peter, J., & Schouten, M. A. (2006). Friend networking sites and their relationship to adolescents’ well-being and social self- esteem. CyberPsychology & Behavior, 9, 584– 590.
  • Granovetter, M. (1973). The strength of weak ties. American Journal of Sociology, 78, 1360–1380.
  • Walsh, M. (2009, April). Whopper sacrifice: A lesson in deceptive simplicity. Paper presented to Web 2.0 Expo, San Francisco, CA.
  • Muise, A., Christofides, E., & Desmerais, S. (2009). More information than you ever wanted: Does Facebook bring out the green-eyed monster of jealousy? CyberPsychology & Behavior, 12(4), 441– 444.
  • Wortham, J. (2009, January 9). The value of a Facebook friend? About 37 cents. The New York Times. Retrieved from http://bits.blogs.nytimes.com/ 2009/01/09/are-facebook-friends-worth-their- weight-in-beef.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.